venerdì 21 febbraio 2020

Mamma.

- ... Mà
- Chloe? Chloe stai bene? Cosa è successo, ho visto le news di Philadelphia, lo sai c-
- Mà sto bene.
- ...
- ...
- Chloe cosa sta succedendo?
- Lo hai letto cosa è successo, perché me lo chiedi?
- Non mi riferisco a ieri, parlo della tua vita Chloe: cosa sta succedendo? Perché sono venuti proprio alla tua libreria?
- Mà Philadelphia è così, lo sai, mi hanno rubato il cellulare tre giorni dopo ch'ero arrivata e sono finita in una specie di incubo soltanto per aver fatto un giro in un maledettissimo Centro Commerciale qualche altro giorno dopo.
- Non mi prendere in giro C h l o e C o r e y. Non sono stupida, né io né quelli come loro: non fanno quello che hanno fatto se non c'è una ragione dietro, tiavevodettodinonmettertineiguaieditenereunbassoprofil-
- Mà, ti ho detto che STO B E N E. Adesso scusa, ma ho da fare.
- .

Era più facile quando aveva pochi anni sulle spalle esili, e l'unica preoccupazione era quella di non farsi beccar da Mamma a leggere uno dei suoi grossi libri proibiti prima di andare a dormire. Aveva il cuore galoppante in gola come adesso, neanche le avesse nascosto, già allora, chissà quale sporco inganno. Poi Lei arrivava, le passava una mano sulla fronte con la delicatezza di un incantesimo, e iniziava a cantare.


lunedì 25 novembre 2019

« Un leader può cadere può perdere può morire. E così un vice.
Io no. Io non vado da nessuna parte. »

« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »

                                             « Io non vado da nessuna parte. »
« Io          non          vado          da          nessuna          parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »                                             

« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »


« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »



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- Non sei più forte di tutto questo -

sabato 23 novembre 2019

Spera.

Messaggio inviato

Tira un respiro di sollievo, ma il doppio nodo in gola che s'aspettava di non avvertire più è sempre lì. Il cellulare lo tiene in mano Chloe mentre pensa a come in fondo lo sapeva: sapeva che la presenza di Gary in città sarebbe stato un problema. Lo ha saputo con più certezza quando le ha detto - entusiasta, Gary è sempre entusiasta - di esser riuscito ad entrare in Polizia. Lo ha saputo quando lui ha iniziato a guardarla con quegli occhi, con quell'apprensione a piegargli l'espressione. Non sapeva che lo sarebbe stato però fino a questo punto: guarda lo schermo del suo cellulare datato, spera. Spera che ci creda. Spera che non faccia troppe domande. Spera che non avrà più di un doppio nodo in gola da nascondere a quegli occhi.

Messaggio inviato

Pigia sul tasto ormai consumato mentre s'aggira all'Hub: Nicholas non lo trova - è quasi vuoto, l'Hub, in questi giorni. Non ci mette molto a rispondere e neanche lei, ma alla fine del secondo messaggio ha già il viso accartocciato: cosa stia facendo se lo chiede spesso ma ora più forte, spera che stia bene come dice, spera di non averlo buttato giù. Spera anche che gli porti il cioccolato ed il burro di arachidi che ha detto. 

Messaggio inviato

Sfiata sul Communicator, si passa una mano fra i capelli, come se pettinarli con le dita potesse mettere in ordine la rabbia - la paura - la disperazione. Nonèverononèverononsaràquellochestopensando. Galen ha sempre le risposte e così quando il Communicator vibra spera, ha gli occhi svuotati ed il cuore in gola, pronti ad accogliere una rassicurazione. Non. Questa. Volta. Le dita sono più veloci ed esperte che mai quando risponde di getto: "No Galen no". Continua a ripeterlo, anche se non lo ha detto ad alta voce, ma Galen non ha la risposta giusta. No Galen no. No Galen no.

Messaggio inviato

"Rob". Cosa spera di ottenere, così gli dà speranza, se lo dice e dunque riprende a scrivere. Non può dargli speranza, gliene è rimasta giusto un briciolo ed ha da combattere pure con la sensazione che un briciolo è anche t r o p p o. E' suo fratello, glielo devo dire. Si stropiccia la faccia questa volta, l'espressione che vorrebbe camuffare - è bianca, stanca, smunta, non ha dormito. Guarda il cellulare, ha da sperar qualcosa di diverso: ha da sperare che risponda. Che stia bene. Fa che stia bene almeno lui, almeno adesso.

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- Sei più forte di tutto questo -

martedì 12 novembre 2019

Questione di contrasti.

Il tocco di Iago e' ruvido, la mano su cui Chloe può concentrare lo sguardo è grezza, mangiata dalle cicatrici sulle nocche e dai tatuaggi che raccontano una vita di strada, un passato tormentato; una rosa rossa e piena di spine e la scritta F U C K una lettera per dito. Ruvida la sua mano, rudi i suoi tatuaggi. Chloe scorre con gli occhi su questi come se ci tenesse a registrare il contrasto fra ciò che le restituisce il suo senso percettivo, e ciò che le restituisce quello tattile, e visivo. Per qualche motivo, tale contrasto, alla fine riesce a farla sorridere di un sorriso piccolo e morbido.

Chloe Corey ignora ancora il fatto che sia fatta di contrasti almeno tanto quanto Iago: non ha i tatuaggi, lei, ma sorride sotto una maschera ch'è rude e apatica e che s'illude di poter guardare attraverso i suoi stessi occhi azzurri, senza che dei suoi occhi vispi e curiosi Khymeia abbia effettivamente niente. Non ha i tatuaggi, ma quelli non servono quando di sé cerca di nasconder tutto, quando nel buio colpisce e ferisce - E' per un buon fine, quando agli occhi del nemico di turno non è concesso più di qualche istante di luce azzurra - E' giusto così. Sono fatti di contrasti tutti i Soldiers, tutti i Vigilanti, tutti quelli che l'han affiancata nella notte per strada e nel giorno fra quattro mura, proprio come adesso nella Paperback Parlor con Iago: Iago è uno di loro, Iago è Narcis, Iago le stringe la mano - Quelle mani hanno ferito, ucciso, sguazzato nel sangue - e crede alla fiducia di cui lei parla. 

« Che colore ha... Questa fiducia? »

Come i bambini con le favole - le favole dopo gli incubi peggiori, le favole per tornare a dormire - Iago chiede di più, cerca i colori. Non bada al fatto che son frutti anch'essi dei giusti contrasti.

« E' verde: verde bello, verde brillante.
Come te quando sei pienamente te stesso, sotto il sole. »
Bruciante come gli occhi di Chloe, per un attimo, nel prender coscienza di ciò.

giovedì 10 ottobre 2019

Curare è meglio che prevenire.

Chloe Corey alla pioggia non bada mentre è seduta sulla sommità delle scale esterne che conducono al "The Underground". Il pub è chiuso da giorni - due, tre, quattro? Da quando Eldred s'è trovato ad affrontar da solo le conseguenze di una candela ch'ha fatto da miccia ad esplosioni in serie. Poteva chiamarmi lo ha pensato innumerevoli volte Doveva farsi portar da me altrettante, più delle candele che ha comprato al market vicino la libreria: quelle rosse sono sempre in offerta perché Natale è ancora lontano, ma non è per questo che lei le ha scelte. E' stata c o l p a sua è un nuovo pensiero, diverso da tutti gli altri perché sporco di rancore e non d'apprensione: per questo un po' si incazza ed un po' si sente in colpa, stropicciandosi la faccia, e battendo i piedi come una bambina. Poteva trovare un altro modo - Siamo la cosa più vicina ad una famiglia che ha - Ma lui è davvero la sua famiglia! Galen ci ha provato con tutte le sue forze e le sue armi a curarla - lo fa ogni volta, dal momento in cui l'ha vista infervorarsi per qualcosa che non s'aspettava, ma lei è cocciuta e lui glielo dice ogni volta che può, dunque in fondo lo sa: dovrebbe saperlo che Chloe Corey per guarire da quella delusione ha bisogno di tempo, di conviverci e di farsi male ancora.

Tanto. Poi. Rimedia. In un modo o nell'altro rimedia a tutto, se ne è convinta lo ha capito da un po', che a discapito di ciò che si dice lei è più brava a curare che a prevenire: non può prevenire il male degli altri e così lo cura, ma il suo non lo può curare da sola, e per questo... ha bisogno di tempo.

lunedì 23 settembre 2019

« Sempre la più testarda della squadra. »


« Starai bene. Starete bene. »

sabato 31 agosto 2019

II.

Ci troviamo a Philadelphia, su un tetto non troppo alto che deve essere di periferia. Ci guardiamo attorno, ma non impieghiamo troppo a trovare lei: sempre quella ragazza della caffetteria Denny's, sempre quella che leggeva un libro dall'aria pesante per ingannare il tempo. Attira di nuovo la nostra attenzione un po' perchè è l'unica anima viva - visibile - qua attorno, ed un po' perchè è distesa al suolo come una bambina: con le braccia aperte e le gambe appena divaricate, guarda il cielo, e l'azzurro dei suoi occhi acquosi si confonde con quello della distesa sopra di lei. Chissà cos'è che pensa, chissà qual è la fonte di quella curiosità famelica che affiora a tratti dalle iridi come dopo una lunga apnea.
Non sembra aver cambiato poi troppo lo stile: è sempre un po' goth, con quelle parigine velate - strappata su un ginocchio una - che terminano sulle cosce magre con balze ricamate, e che s'infilano in anfibi neri dalla punta consumata e dai lacci allentati; con quegli shorts immancabilmente neri sfilacciati, con quella maglia leggera - leggera lo è anche lei, ed ogni suo movimento - che riporta la dicitura " Stay Wild / Moon Child "; con il choker al collo, con tanti - troppi - bracciali al polso destro. C'è qualcosa, vicino a lei, che ci suscita immediatamente un brivido di familiarità: un cappello nero a falde larghe, che ci riporta alla caffetteria soltanto per un secondo, ed una borsa in pelle nera che non sembra essere stata riempita con più cura della volta precedente.

Qualcosa vibra, ad un certo punto: è un cellulare di vecchia generazione che la ragazza tira fuori da una tasca striminzita, ridicola rispetto all'ingombro di quel device che sembra provenire dal passato. Lo maneggia con una dimestichezza d'altri tempi, rapendo lo sguardo al cielo in favore d'uno schermo su cui visualizza qualcosa. Le bastano pochi istanti ed un battito di ciglia per svelarci il temperamento ribelle degli angoli delle labbra: vi si oppone tornando a guardare il cielo, come se nell'aria trovasse la forza, ma il motivo ci resta sconosciuto. Si oppone al sorriso, e questo le disegna una caratteristica fossetta proprio al lato dell'angolo destro della bocca: è solo un dispetto, non è un dono.