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sabato 14 marzo 2020

Cento anni di solitudine.

Cento anni di solitudine in un secondo, in un soffio di vento, in un salto di fede: sono sufficienti a rendere grezzo un cuore ed estranea una mente.

Ma sono niente: niente se paragonati ad un solo secondo di dolore, di quel dolore, inflitto dalla certezza di una perdita irreversibile. Sono niente per una come Chloe Corey che a questo Mondo è spesso stata un po' estranea, fino al momento in cui ha varcato la soglia dell'Hub: I posti sono solo posti le ha detto Noel al momento giusto, in un abbraccio giusto, ma smettono di esserlo quando pieni, quando le pagine da vendicare diventano persone.

Le guarda da lontano, Chloe, le persone che riempiono la Sala Briefing al rientro di quella maledetta missione: rannicchiata in una di quelle sedie troppo grandi, veglia come il corvo imperiale senza nome che, in un momento non ben precisato, è giunto ad appollaiarsi sullo schienale della sua seduta, rivolgendole per un solo attimo gli occhi tondi e neri - con un senso di appartenenza. Ma non le appartiene, né le appartengono Loro: non le appartengono le pesanti lacrime di Galen Grace, né il sorriso nervoso di Iphigenia; non il silenzio di Randy, di Sidoine, neanche la rabbia di Jimmy, o il senso di colpa di Iago. Ora meno di sempre, le appartengono, ma ora più che mai s'illude: d'essere stoicamente più forte di tutto quel dolore, della disperazione che le vela gli occhi e che scava nel petto, delle ferite cui adesso non bada. Di poterle vendicare, di poterli vendicare Tutti.





« Illuditi, mia cara. Illuditi sempre e comunque. Anche quando io non sarò più qui a dirtelo, voglio che tu non smetta di illuderti di poter cambiare questo mondo. Hai tra le mani il potere di farlo. »

sabato 23 novembre 2019

Spera.

Messaggio inviato

Tira un respiro di sollievo, ma il doppio nodo in gola che s'aspettava di non avvertire più è sempre lì. Il cellulare lo tiene in mano Chloe mentre pensa a come in fondo lo sapeva: sapeva che la presenza di Gary in città sarebbe stato un problema. Lo ha saputo con più certezza quando le ha detto - entusiasta, Gary è sempre entusiasta - di esser riuscito ad entrare in Polizia. Lo ha saputo quando lui ha iniziato a guardarla con quegli occhi, con quell'apprensione a piegargli l'espressione. Non sapeva che lo sarebbe stato però fino a questo punto: guarda lo schermo del suo cellulare datato, spera. Spera che ci creda. Spera che non faccia troppe domande. Spera che non avrà più di un doppio nodo in gola da nascondere a quegli occhi.

Messaggio inviato

Pigia sul tasto ormai consumato mentre s'aggira all'Hub: Nicholas non lo trova - è quasi vuoto, l'Hub, in questi giorni. Non ci mette molto a rispondere e neanche lei, ma alla fine del secondo messaggio ha già il viso accartocciato: cosa stia facendo se lo chiede spesso ma ora più forte, spera che stia bene come dice, spera di non averlo buttato giù. Spera anche che gli porti il cioccolato ed il burro di arachidi che ha detto. 

Messaggio inviato

Sfiata sul Communicator, si passa una mano fra i capelli, come se pettinarli con le dita potesse mettere in ordine la rabbia - la paura - la disperazione. Nonèverononèverononsaràquellochestopensando. Galen ha sempre le risposte e così quando il Communicator vibra spera, ha gli occhi svuotati ed il cuore in gola, pronti ad accogliere una rassicurazione. Non. Questa. Volta. Le dita sono più veloci ed esperte che mai quando risponde di getto: "No Galen no". Continua a ripeterlo, anche se non lo ha detto ad alta voce, ma Galen non ha la risposta giusta. No Galen no. No Galen no.

Messaggio inviato

"Rob". Cosa spera di ottenere, così gli dà speranza, se lo dice e dunque riprende a scrivere. Non può dargli speranza, gliene è rimasta giusto un briciolo ed ha da combattere pure con la sensazione che un briciolo è anche t r o p p o. E' suo fratello, glielo devo dire. Si stropiccia la faccia questa volta, l'espressione che vorrebbe camuffare - è bianca, stanca, smunta, non ha dormito. Guarda il cellulare, ha da sperar qualcosa di diverso: ha da sperare che risponda. Che stia bene. Fa che stia bene almeno lui, almeno adesso.

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- Sei più forte di tutto questo -

giovedì 10 ottobre 2019

Curare è meglio che prevenire.

Chloe Corey alla pioggia non bada mentre è seduta sulla sommità delle scale esterne che conducono al "The Underground". Il pub è chiuso da giorni - due, tre, quattro? Da quando Eldred s'è trovato ad affrontar da solo le conseguenze di una candela ch'ha fatto da miccia ad esplosioni in serie. Poteva chiamarmi lo ha pensato innumerevoli volte Doveva farsi portar da me altrettante, più delle candele che ha comprato al market vicino la libreria: quelle rosse sono sempre in offerta perché Natale è ancora lontano, ma non è per questo che lei le ha scelte. E' stata c o l p a sua è un nuovo pensiero, diverso da tutti gli altri perché sporco di rancore e non d'apprensione: per questo un po' si incazza ed un po' si sente in colpa, stropicciandosi la faccia, e battendo i piedi come una bambina. Poteva trovare un altro modo - Siamo la cosa più vicina ad una famiglia che ha - Ma lui è davvero la sua famiglia! Galen ci ha provato con tutte le sue forze e le sue armi a curarla - lo fa ogni volta, dal momento in cui l'ha vista infervorarsi per qualcosa che non s'aspettava, ma lei è cocciuta e lui glielo dice ogni volta che può, dunque in fondo lo sa: dovrebbe saperlo che Chloe Corey per guarire da quella delusione ha bisogno di tempo, di conviverci e di farsi male ancora.

Tanto. Poi. Rimedia. In un modo o nell'altro rimedia a tutto, se ne è convinta lo ha capito da un po', che a discapito di ciò che si dice lei è più brava a curare che a prevenire: non può prevenire il male degli altri e così lo cura, ma il suo non lo può curare da sola, e per questo... ha bisogno di tempo.

domenica 23 giugno 2019

Inside out.

L’emozione è uno stato psichico affettivo breve ed intenso, che corrisponde alla reazione dell’organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l’equilibrio.

È ciò che dice la psicologia, è la definizione scientifica di entità non reali che dipendono dagli stimoli interni ed esterni. Ma le emozioni di Chloe Corey non lo sanno, e coesistono senza alternarsi per davvero.

C’è Amore. C'è Tristezza. C'è Paura. C'è Rabbia. C'è Sorpresa. C'è Gioia.

Amore per ora è bellissima. Splende di una luce ch’è folle, extraterrestre, e che quasi fa male; che scalda il cuore e i visceri fino quasi a bruciarli, senza farlo per davvero. È bellissima, ed inavvicinabile, e qualsiasi altra emozione quasi sparisce nel suo contesto quando vicina.

Tristezza e Paura vanno molto d’accordo e sono le uniche che riescono a tener testa ad Amore, per ora, anche se di rado. Di tanto in tanto litigano perché sono molto competitive e perché vorrebbero predominare, ma non son stupide: lo sanno che Amore è invincibile, devono stare assieme, devono collaborare se vogliono quantomeno competere. E così combinano gli sguardi storti dei Soldiers e le parole taglienti di Anomaly con la prospettiva d’un viaggio senza ritorno. E fantasticano sulla possibilità che un certo... Angelo Caduto possa smetter di volare: interviene Amore, il più delle volte, a sedarli.

Cazzo, Rabbia. Rabbia è irrequieta da assomigliar quasi a Paura, di recente. È una cosetta piccola piccola, ma si dimena e sbatte i pugni sulle pareti dello stomaco.
“Questa Fata dei miei stivali. Gentile e carina per forza? GLIELA DO IO LA GENTILEZZA LA PROSS-“
“Calma, Rabbia. Guardala. È ferita, è spezzata.” È Amore a parlare, è Amore ad accarezzar Rabbia, cercando di placarla.
“E ALLORA? PER TUTTI GLI DEI DI ASGARD, LA SQUADRA È A PEZZI, LU-MEI È MORTA E NOI ERAVAMO LÌ E POI ERAVAMO NEL BUIO E QUESTA SI PERMETTE A FAR LA VITTIMA CON N-“

“Shhhhhhhhhh!”
Sorpresa è quella più silenziosa, quella che ha l’aria più trasognata. Sta ora a guardare il momento in cui Miuls ha smesso di sbraitare e ha abbracciato Chloe, ora a guardare il momento in cui Redback ed Anomaly - a modo loro - han mostrato preoccupazione per la Sua sorte. Ha guardato almeno per un giorno sano la bellezza di Vance, e le sue cicatrici, e guarda spesso - molto spesso - Galen: ne ricorda l’intimità, mentre ne osserva il distacco; ne ricorda l’ardore, mentre ne contempla la tensione. Ed ha saltellato - coinvolgendo anche Gioia - quando Nameless ha riposto in Chloe tanta fiducia, più di quanto Lei si aspettasse. Infine c’è Gioia: Gioia è pura ed incontaminata e va d'accordo con tutte, al punto da riuscire ad ottenere un po' di spazio anche se son le altre a predominare. A Gioia piace fondamentalmente... chiunque: le piace Redback quando si piega e protesta per due dita in un punto debole, le piace Anomaly quando è francamente brutale; le piace Kam quando bacia Chloe all'improvviso, e le piace piaceva Galen quando diceva ch'è carina nel sorridere, carina nell'arrabbiarsi. Ha un debole per Effie, però, da quando l'ha vista ridere fino a non respirare per una impudica supposizione poi risultata falsa; e per Chrome, da quando ha parlato di squadra, e di come di questa squadra Chloe è ormai parte integrante. C'è stato un momento, però, in cui tutte hanno pericolosamente smesso di vivere.
In psicologia si parla di anaffettività quando vi è l'incapacità di provare emozioni o di esprimerle, che quindi restano represse. Inespresse.
Ma cosa ne sa la psicologia dei rituali, dei viaggi nello spazio e delle esperienze extracorporee. Cosa ne sa la psicologia di quel momento in cui due spiriti diventano uno, e le emozioni di due persone distanti anni luce si trovano a confrontarsi. Cosa... del momento in cui un solo spirito spezzato si ritrova a galleggiar nel vuoto, con il peso di sé e di ciò che resta dell'altro.

domenica 2 giugno 2019

Non c'è tempo.

Non c'è tempo di pensare alla prima volta che questi anfibi neri han superato l'ingresso dell'Hub, alla prima volta che han calpestato il suolo sotto terra, al primo, secondo, terzo piano interrato, proprio mentre un sorrisetto storto ed orgoglioso si faceva silenziosamente strada sul mio volto coperto. Alla prima volta che m'han condotta alla palestra piuttosto che in stanza, alla prima volta che ho interrotto chissà cosa in una stanza del Barracks che non era certamente la mia.

Non ho il tempo di pensare a Redback ed alle fiamme, ed alle macerie che sembravan l'avessero travolto, schiacciato. Alla sua suit in Spandex e agli ovali bianchi della sua maschera nel momento in cui è riapparso, alla sua sorpresa nel vedere il mio volto sotto quello di Khymeia.

Non c'è tempo di pensare a Giles Corey. Alle motivazioni che devono averlo spinto a fare ciò che ha fatto, e chissà che ha fatto. Al Syndicate, alla fama che ne è conseguita e ch'è ora indissolubilmente legata ai Corey. A dov'è adesso, Giles Corey.

Non ho il tempo di pensare ad Oberon. Alle sue parole inclementi, all'inesperienza, all'avventatezza, all'impudenza che m'ha attribuito il Re d'altri tempi. Al groppo di risentimento e saliva che ho mandato giù quando Galen Grace è tornato, con le viscere in brandelli, e s'è accasciato senza che riuscissi a sostenerlo. 

A quell'Ombra, a quel sorriso, a quel senso d'inadeguatezza di colpo mutato in terrore denso, capace d'appesantirmi e fermarmi il cuore.

Non c'è tem-

...

- Mà?
- Sì, scusa... non ho avuto tempo.

venerdì 12 aprile 2019

« Come hai detto che ti chiami?... »

« Chloe Corey. Te lo sei scordato...? »
« Quanti Corey conosci... »
« La mia famiglia... direi. Non credo esistano tanti altri Corey.
Perché me lo chiedi... Red? »
« Cazzi miei. »


Redback è ingiustamente brusco, si volta e salta, iniziando a scalar la parete neanche il mondo si fosse capovolto e lei e Galen Grace stessero osservando il mutante dall'alto. In realtà il mondo è più o meno storto come sempre e Redback e Galen Grace lo sanno bene, lei... 



Corey. E' sempre stato un cognome pesante per le spalle esili di una ragazza. Mai troppo un problema, però. Di chi è che parlava mamma? Di un cugino, qui a Philadelphia?


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