sabato 14 marzo 2020

Cento anni di solitudine.

Cento anni di solitudine in un secondo, in un soffio di vento, in un salto di fede: sono sufficienti a rendere grezzo un cuore ed estranea una mente.

Ma sono niente: niente se paragonati ad un solo secondo di dolore, di quel dolore, inflitto dalla certezza di una perdita irreversibile. Sono niente per una come Chloe Corey che a questo Mondo è spesso stata un po' estranea, fino al momento in cui ha varcato la soglia dell'Hub: I posti sono solo posti le ha detto Noel al momento giusto, in un abbraccio giusto, ma smettono di esserlo quando pieni, quando le pagine da vendicare diventano persone.

Le guarda da lontano, Chloe, le persone che riempiono la Sala Briefing al rientro di quella maledetta missione: rannicchiata in una di quelle sedie troppo grandi, veglia come il corvo imperiale senza nome che, in un momento non ben precisato, è giunto ad appollaiarsi sullo schienale della sua seduta, rivolgendole per un solo attimo gli occhi tondi e neri - con un senso di appartenenza. Ma non le appartiene, né le appartengono Loro: non le appartengono le pesanti lacrime di Galen Grace, né il sorriso nervoso di Iphigenia; non il silenzio di Randy, di Sidoine, neanche la rabbia di Jimmy, o il senso di colpa di Iago. Ora meno di sempre, le appartengono, ma ora più che mai s'illude: d'essere stoicamente più forte di tutto quel dolore, della disperazione che le vela gli occhi e che scava nel petto, delle ferite cui adesso non bada. Di poterle vendicare, di poterli vendicare Tutti.





« Illuditi, mia cara. Illuditi sempre e comunque. Anche quando io non sarò più qui a dirtelo, voglio che tu non smetta di illuderti di poter cambiare questo mondo. Hai tra le mani il potere di farlo. »

venerdì 21 febbraio 2020

Mamma.

- ... Mà
- Chloe? Chloe stai bene? Cosa è successo, ho visto le news di Philadelphia, lo sai c-
- Mà sto bene.
- ...
- ...
- Chloe cosa sta succedendo?
- Lo hai letto cosa è successo, perché me lo chiedi?
- Non mi riferisco a ieri, parlo della tua vita Chloe: cosa sta succedendo? Perché sono venuti proprio alla tua libreria?
- Mà Philadelphia è così, lo sai, mi hanno rubato il cellulare tre giorni dopo ch'ero arrivata e sono finita in una specie di incubo soltanto per aver fatto un giro in un maledettissimo Centro Commerciale qualche altro giorno dopo.
- Non mi prendere in giro C h l o e C o r e y. Non sono stupida, né io né quelli come loro: non fanno quello che hanno fatto se non c'è una ragione dietro, tiavevodettodinonmettertineiguaieditenereunbassoprofil-
- Mà, ti ho detto che STO B E N E. Adesso scusa, ma ho da fare.
- .

Era più facile quando aveva pochi anni sulle spalle esili, e l'unica preoccupazione era quella di non farsi beccar da Mamma a leggere uno dei suoi grossi libri proibiti prima di andare a dormire. Aveva il cuore galoppante in gola come adesso, neanche le avesse nascosto, già allora, chissà quale sporco inganno. Poi Lei arrivava, le passava una mano sulla fronte con la delicatezza di un incantesimo, e iniziava a cantare.


lunedì 25 novembre 2019

« Un leader può cadere può perdere può morire. E così un vice.
Io no. Io non vado da nessuna parte. »

« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »

                                             « Io non vado da nessuna parte. »
« Io          non          vado          da          nessuna          parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »                                             

« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »


« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »
« Io non vado da nessuna parte. »



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- Non sei più forte di tutto questo -

sabato 23 novembre 2019

Spera.

Messaggio inviato

Tira un respiro di sollievo, ma il doppio nodo in gola che s'aspettava di non avvertire più è sempre lì. Il cellulare lo tiene in mano Chloe mentre pensa a come in fondo lo sapeva: sapeva che la presenza di Gary in città sarebbe stato un problema. Lo ha saputo con più certezza quando le ha detto - entusiasta, Gary è sempre entusiasta - di esser riuscito ad entrare in Polizia. Lo ha saputo quando lui ha iniziato a guardarla con quegli occhi, con quell'apprensione a piegargli l'espressione. Non sapeva che lo sarebbe stato però fino a questo punto: guarda lo schermo del suo cellulare datato, spera. Spera che ci creda. Spera che non faccia troppe domande. Spera che non avrà più di un doppio nodo in gola da nascondere a quegli occhi.

Messaggio inviato

Pigia sul tasto ormai consumato mentre s'aggira all'Hub: Nicholas non lo trova - è quasi vuoto, l'Hub, in questi giorni. Non ci mette molto a rispondere e neanche lei, ma alla fine del secondo messaggio ha già il viso accartocciato: cosa stia facendo se lo chiede spesso ma ora più forte, spera che stia bene come dice, spera di non averlo buttato giù. Spera anche che gli porti il cioccolato ed il burro di arachidi che ha detto. 

Messaggio inviato

Sfiata sul Communicator, si passa una mano fra i capelli, come se pettinarli con le dita potesse mettere in ordine la rabbia - la paura - la disperazione. Nonèverononèverononsaràquellochestopensando. Galen ha sempre le risposte e così quando il Communicator vibra spera, ha gli occhi svuotati ed il cuore in gola, pronti ad accogliere una rassicurazione. Non. Questa. Volta. Le dita sono più veloci ed esperte che mai quando risponde di getto: "No Galen no". Continua a ripeterlo, anche se non lo ha detto ad alta voce, ma Galen non ha la risposta giusta. No Galen no. No Galen no.

Messaggio inviato

"Rob". Cosa spera di ottenere, così gli dà speranza, se lo dice e dunque riprende a scrivere. Non può dargli speranza, gliene è rimasta giusto un briciolo ed ha da combattere pure con la sensazione che un briciolo è anche t r o p p o. E' suo fratello, glielo devo dire. Si stropiccia la faccia questa volta, l'espressione che vorrebbe camuffare - è bianca, stanca, smunta, non ha dormito. Guarda il cellulare, ha da sperar qualcosa di diverso: ha da sperare che risponda. Che stia bene. Fa che stia bene almeno lui, almeno adesso.

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- Sei più forte di tutto questo -

martedì 12 novembre 2019

Questione di contrasti.

Il tocco di Iago e' ruvido, la mano su cui Chloe può concentrare lo sguardo è grezza, mangiata dalle cicatrici sulle nocche e dai tatuaggi che raccontano una vita di strada, un passato tormentato; una rosa rossa e piena di spine e la scritta F U C K una lettera per dito. Ruvida la sua mano, rudi i suoi tatuaggi. Chloe scorre con gli occhi su questi come se ci tenesse a registrare il contrasto fra ciò che le restituisce il suo senso percettivo, e ciò che le restituisce quello tattile, e visivo. Per qualche motivo, tale contrasto, alla fine riesce a farla sorridere di un sorriso piccolo e morbido.

Chloe Corey ignora ancora il fatto che sia fatta di contrasti almeno tanto quanto Iago: non ha i tatuaggi, lei, ma sorride sotto una maschera ch'è rude e apatica e che s'illude di poter guardare attraverso i suoi stessi occhi azzurri, senza che dei suoi occhi vispi e curiosi Khymeia abbia effettivamente niente. Non ha i tatuaggi, ma quelli non servono quando di sé cerca di nasconder tutto, quando nel buio colpisce e ferisce - E' per un buon fine, quando agli occhi del nemico di turno non è concesso più di qualche istante di luce azzurra - E' giusto così. Sono fatti di contrasti tutti i Soldiers, tutti i Vigilanti, tutti quelli che l'han affiancata nella notte per strada e nel giorno fra quattro mura, proprio come adesso nella Paperback Parlor con Iago: Iago è uno di loro, Iago è Narcis, Iago le stringe la mano - Quelle mani hanno ferito, ucciso, sguazzato nel sangue - e crede alla fiducia di cui lei parla. 

« Che colore ha... Questa fiducia? »

Come i bambini con le favole - le favole dopo gli incubi peggiori, le favole per tornare a dormire - Iago chiede di più, cerca i colori. Non bada al fatto che son frutti anch'essi dei giusti contrasti.

« E' verde: verde bello, verde brillante.
Come te quando sei pienamente te stesso, sotto il sole. »
Bruciante come gli occhi di Chloe, per un attimo, nel prender coscienza di ciò.

giovedì 10 ottobre 2019

Curare è meglio che prevenire.

Chloe Corey alla pioggia non bada mentre è seduta sulla sommità delle scale esterne che conducono al "The Underground". Il pub è chiuso da giorni - due, tre, quattro? Da quando Eldred s'è trovato ad affrontar da solo le conseguenze di una candela ch'ha fatto da miccia ad esplosioni in serie. Poteva chiamarmi lo ha pensato innumerevoli volte Doveva farsi portar da me altrettante, più delle candele che ha comprato al market vicino la libreria: quelle rosse sono sempre in offerta perché Natale è ancora lontano, ma non è per questo che lei le ha scelte. E' stata c o l p a sua è un nuovo pensiero, diverso da tutti gli altri perché sporco di rancore e non d'apprensione: per questo un po' si incazza ed un po' si sente in colpa, stropicciandosi la faccia, e battendo i piedi come una bambina. Poteva trovare un altro modo - Siamo la cosa più vicina ad una famiglia che ha - Ma lui è davvero la sua famiglia! Galen ci ha provato con tutte le sue forze e le sue armi a curarla - lo fa ogni volta, dal momento in cui l'ha vista infervorarsi per qualcosa che non s'aspettava, ma lei è cocciuta e lui glielo dice ogni volta che può, dunque in fondo lo sa: dovrebbe saperlo che Chloe Corey per guarire da quella delusione ha bisogno di tempo, di conviverci e di farsi male ancora.

Tanto. Poi. Rimedia. In un modo o nell'altro rimedia a tutto, se ne è convinta lo ha capito da un po', che a discapito di ciò che si dice lei è più brava a curare che a prevenire: non può prevenire il male degli altri e così lo cura, ma il suo non lo può curare da sola, e per questo... ha bisogno di tempo.

lunedì 23 settembre 2019

« Sempre la più testarda della squadra. »


« Starai bene. Starete bene. »